Ce lo chiede(va) la "scienza",

il caso talidomide

Un precedente terrificante:

questo è il risultato dell'aver buttato sul mercato un farmaco senza la sperimentazione opportuna. La stessa cosa che Big Pharma sta facendo con le inoculazioni oggi. Si parla già di 6,8 miliardi di dosi. Anche il numero dei morti post-inoculazione, assolutamente sottostimato, pubblicato dall'Ente ufficiale europeo, parla di 25.000 morti. Essendo un dato che emana dalla sorveglianza passiva, ha un riscontro reale che va dall'1% al 10%.

 https://www.eurosurveillance.org/

Eurosurveillance (Euro surveillance : bulletin Européen sur les maladies transmissibles = European communicable disease bulletin) is an open-access medical journal covering epidemiology, surveillance, prevention and control of communicable diseases with a focus on topics relevant for Europe.

È morto il Dott. McBride, uno dei principali attori del processo di messa al bando del talidomide, la storia di questo farmaco è uno dei tanti casi di scientismo antiscientifico.

“Lo dice la scienza”, affermano alcuni, dimenticandosi che “la scienza” caldeggiava il farmaco Heroin e i clisteri di fumo, oltre alla generazione spontanea e alla frenologia.

Decine di migliaia di aborti nel mondo e decine di migliaia di nascite di bambini con gravissime menomazioni !!!

La storia del talidomide inizia ufficialmente negli anni 50. La prima apparizione sul mercato fu con il prodotto commerciale denominato Grippex (talidomide in associazione con altri principi attivi) prodotta dalla ditta tedesca Chemie Grünenthal.  

Il Grippex somministrato in forma sperimentale per il trattamento di infezioni respiratorie non ebbe alcun successo e il suo impiego terapeutico fu sospeso. 

Nel 1954, dopo anni di ulteriori prove e ricerche, la Chemie Grünenthal, depositò ed ottenne il brevetto per Contergan, a base di talidomide, il “miracoloso” farmaco anti-nausea e sedativo. 

Le prove ed i test eseguiti su organismi animali diedero, infatti, risultati eccellenti evidenziando un basso profilo di rischio per la scarsissima tossicità registrata rispetto ai sedativi allora presenti sul mercato. 

Nel 1957 la Chemie Grünenthal, sulla scorta delle entusiasmanti proprietà del farmaco decise di attuare una campagna marketing senza eguali: il talidomide venne pubblicizzato su una cinquantina di autorevoli riviste scientifiche, la scheda descrittiva delle sue proprietà farmacologiche venne distribuita capillarmente a 250.000 medici e venne effettuata una campagna pubblicitaria nella quale si sottolineava la completa sicurezza del farmaco, talmente sicuro che se ne consigliava l’uso ai bambini e alle persone sottoposte a stress emozionali. 

La campagna di marketing fu così efficace che le vendite subirono un incremento elevatissimo e il talidomide conquistò in breve il mercato dei “sedativi” garantendo alla Chemie Grünenthal di superare di 5 volte le vendite dei suoi principali competitors. 

Venne così distribuito e venduto in 46 paesi (con nomi commerciali diversi: Distavel nel Regno Unito e in Australia, Isomin in Giappone, Contergan in Germania, e Softenon in Europa e molti altri), quale farmaco “da banco”, efficace e sicuro. 

Nel 1959 alcuni studi europei evidenziarono possibili effetti neuropatologici correlati all’uso di talidomide, nello stesso anno la Dottoressa Frances Kelsey, farmacologa in servizio presso il Food and Drug Administration (FDA) responsabile per la sicurezza dei farmaci, sulla base di quei primi studi e nonostante le pressioni della casa farmaceutica negò la licenza di commercializzazione del farmaco negli USA.

Questo fu il primo campanello di allarme e anche il primo effetto collaterale individuato nel farmaco, nonostante questo la campagna di marketing proseguì a ritmi sostenuti, e per placare i dubbi di ricercatori e scienziati la Chemie Grünenthal commissionò uno studio ai suoi collaboratori Kunz e Blasiu, che con ricerche malcondotte e scarsamente dettagliate non evidenziarono effetti collaterali degni di nota. 

Inutile sottolineare che la Chemie Grünenthal, non analizzò tutti i possibili effetti collaterali, nonostante già a partire dagli anni 50 un’illustre embriopatologo, il Dr. Willis allertasse nei suoi scritti sull’impiego di farmaci in gravidanza e ponesse in evidenza la correlazione tra l’uso di alcuni farmaci durante la gravidanza e possibili danni sull’embrione.  

Il “principio di precauzione” invocato da Willis fu completamente disatteso.

Intanto nel 1960 per la prima volta venne documentata la registrazione di due casi clinici con difetti congeniti agli arti, i due casi furono presentati al congresso Pediatrico Nazionale in Germania che si tenne nel 1961.  

Fu in quella sede che il prof. Lenz suggerì che tali malformazioni erano ascrivibili all’uso di talidomide in gravidanza ed inizio i suoi studi. 

Nel 1961, due rapporti indipendenti, uno del Dr. Lenz che documentò i casi in Germania e l’altro del Dr. McBride in Australia, trassero analoghe conclusioni confermando che l’assunzione di talidomide in gravidanza, commercializzato come farmaco antiemetico efficace per la cura del morning sickness (nausea in gravidanza) era la causa delle molteplici anomalie congenite osservate negli studi. 

Nel maggio 1961 la Chemie Grünenthal modificò le scritte sulla confezione del farmaco introducendo tra i possibili effetti collaterali, in caso di uso prolungato, l’insorgenza di neuropatie. 

Nel novembre del 1961, il talidomide venne infine ritirato dal mercato tedesco e da allora il numero di nascite con anomalie congenite diminuì drasticamente anche se in alcuni paesi, purtroppo per scarsa informazione e/o per dolo, le scorte di farmaco furono vendute ancora per alcuni anni, nonostante gli annunci ed i ritiri da parte delle Autorità Sanitarie. 

Le intuizioni della Dr. Kelsey vennero così tristemente confermate e lei, premiata nel 1962 dal Presidente John F. Kennedy per il merito di avere evitato che la tragedia del talidomide si potesse verificare negli Stati Uniti, anche se a un gruppo esiguo di medici nonostante non fosse approvato dalla FDA lo utilizzò ugualmente.

La farmacologa ricoprì da allora un ruolo strategico nella definizione di emendamenti di legge e nella nascita della riforma sui farmaci. 

In Italia, a seguito dei devastanti effetti della somministrazione di talidomide in gravidanza lo stesso fu ritirato dal mercato con “colpevole ritardo” nel 1962, verso la fine degli anni 60’ fu avviato il primo programma di farmacovigilanza e solo nel 1987 nel Decreto Legge 443/87 (art 9.1) furono definite le prime disposizioni in materia di farmacovigilanza. 

Si dovranno però attendere i Decreti Ministeriali del 2003 e del 2006 per vedere emanata e perfezionata la normativa in materia e costituito il Sistema Italiano di Farmacovigilanza. 

In Europa, il 26 gennaio 1965 fu emanata la prima direttiva che dettava le norme, le modalità e gli adempimenti delle case farmaceutiche e degli Stati Membri prima dell’immissione sul mercato di qualsiasi farmaco (Dir 65/65/EEC1), successivamente con il Regolamento EU 726/2004 vengono definite procedure per l’autorizzazione e la supervisione dei farmaci ed istituita l’European Medicine Agency (EMA). Nel 2010 vengono emanate una nuova direttiva Dir/2010/84 ed un nuovo Regolamento EU 1235/2010 che introducono ulteriori adempimenti di controllo per la riduzione dei rischi. 

Gli effetti del talidomide. 

La gamma e il tipo di difetti congeniti che furono riconosciuti erano senza precedenti, le forme più riportate negli studi furono la focomelia, le amelie, le anomalie agli arti superiori di vario grado, le anomalie agli arti inferiori e altri danni alle orecchie, agli occhi, agli organi interni, ai genitali, e al cuore, nonché altri molteplici danni a vari distretti senza esclusione dei singoli tessuti e degli organi. 

Gli studi condotti negli anni successivi consentirono di capire che il talidomide causava danni all’embrione in una finestra di tempo breve, noto anche come “periodo critico“ che si attesta tra i 20 ed i 36 giorni dopo la fecondazione, o 34 e 50 giorni dopo l’ultimo periodo mestruale.  

Durante il periodo critico, gli studi indicano che anche solo una compressa da 50 mg è sufficiente per causare anomalie congenite nel 50% delle gravidanze, sottolineando l’elevata proprietà teratogena di questo principio attivo.  

Altri studi hanno evidenziato che l’esposizione a concentrazioni elevate o somministrazioni prolungate prima del periodo critico può indurre aborto.  

La gravità e la molteplicità dei danni sono correlati ai diversi tempi di esposizione dell’embrione, al suo periodo di sviluppo e alle diverse concentrazioni del principio attivo assunto.